Un Leone, nel serraglio – L’Azione

La Chiesa sceglie un leader che parla con tutti, anche con i cattolici Americani piu conservatori


Cari concittadini,

Giovedi’ scorso eravate tutti davanti alla televisione, giusto? Anche perche’ per voi la fumata bianca e’ arrivata alle 6 di pomeriggio e per quando il Cardinal Mamberti si e’ affacciato dal balcone di San Pietro, per annunciare con quella forma latina che non finisce mai (Gaudium Magnum … Reverendissimum ecc … ma che fa tanto Chiesa Cattolica), il nuovo Papa, avete avuto tutto il tempo di lasciare quello che stavate facendo e di mettervi di fronte al video per vivere un momento comunque storico.

E qualcosa di storico stava gia’ succedendo in quell’ora senza che nessuno lo sapesse .. il nuovo Papa si stava scrivendo il discorso, mai successo prima,  che stava per pronunciare di fronte ai duecentomila di Piazza San Pietro e a tutti i telespettatori (solo i cattolici sono piu’ di 1.4 miliardi, piu’ tutti i curiosi) del mondo. Di sicuro qui in America per quelle due ore non si poteva guardare altro, visto che tutte le televisioni erano collegate su Roma .. meglio del Super Bowl!!

Dunque, cari concittadini, quasi tutti cattolici, e tutti curiosi telespettatori, avrete anche voi sentito l’afflato della piazza che, dopo un’ora di internazionale giubilo, alla lettura del nome in latino, Robertum Franciscum … Prevost!, si e’ messa per un’attimo in pausa: .. e se aveste ascoltato bene si e’ chiesta … Chi?? O per parafrasare Manzoni: “Prevost? Chi e’ costui?” (Secondo me molti hanno anche usato intimamente l’espressione giapponese “Ki Kazz’ E’?” ma siccome lo Spirito Santo era ancora in zona dopo aver ispirato i 133 cardinali elettori hanno preferito non essere volgari). Dite la verita’, per qualche minuto, in un modo o nell’altro ve lo siete chiesto anche voi.

Dopo tutti questi giorni di Toto-papa, gli Italiani si aspettavano Parolin, Zuppi, Pizzaballa (io dico la verita’ facevo il tifo per lui, il patriarca di Gerusalemme, nonostante il cognome – che avrebbe dato lavoro a tutti i comici americani per anni). I piu’ progressisti pensavano a un papa nero (come cantavano i Pittura Fresca) Sarah, Turkson, Ambongo, o addirittura a un’asiatico come il filippino Tagle diventato famoso per aver cantato Imagine – ma senza la strofa anti religione. Un americano? In molti (io compreso) lo temevamo, specie dopo che Dolan, l’ultra conservatore arcivescovo di New York, si era messo apertamente in politica facendo campagna elettorale per Donald Trump e il suo cattolico vice presidente J.D.Vance.  Ma Robert Prevost, detto Bob nella sua natale Chicago, non se l’aspettava nessuno, anche perche’ nessuno fuori degli ambienti squisitamente ecclesiastici lo conosceva.

Ma lo Spirito Santo si! Lo conosceva eccome. Non a caso ha ispirato Papa Bergoglio (pace all’anima sua!) a richiamarlo a Roma, dopo vent’anni di missione in Peru’, a nominarlo prefetto del Dicastero dei Vescovi, e poi Cardinale appena due anni fa. E lo conoscevano anche, bene, i 108 cardinali nominati da Papa Francesco (con 133 votanti al conclave) – un investimento sulla sua successione che – sempre ispirato dallo Spirito Santo – sembra aver pagato.

Nel suo primo discorso al mondo, Papa Prevost lo ha ringraziato e citato piu’ volte augurando la pace a tutti i presenti, la stessa per cui Francesco pregava tutti i giorni, scongiurava i governi di smettere di ammazzare gli innocenti, e per cui, dopo non essere stato ascoltato da nessuno, si era anche commosso davanti alla Madonna di piazza di Spagna (in quella che almeno per me e’ l’immagine piu’ forte del suo pontificato!). E gia’ li Papa Leone ha rincuorato tutti.

Poi nei giorni a seguire, abbiamo tutti imparato qualcosa di lui: che e’ un seguace di Sant’agostino dall’eta di 17 anni, dunque un missionario che ascolta tutti; due lauree una in matematica e una in filosofia, due discipline cosi’ distanti da renderlo un uomo completo – sia compassionevole ma anche adatto a rimettere a posto i debiti della chiesa –; cinque lingue parlate correntemente (il discorso in italiano l’aveva scritto per non sbagliare in quel momento di emozione ma nel vedere le antiche interviste mi sembra che parla italiano meglio di me!).

Anche il nome che si e’ scelto, Leone XIV, lascia intendere che ispira al suo predecessore, (non tanto il primo Leone, che ha salvato Roma dagli Unni) quanto al numero XIII, che alla fine del 19 secolo ha scritto la Rerum Novarum in cui la chiesa scende il campo nei rapporti tra capitale e lavoro. Tanto importante in un periodo come questo in cui tra gli incidenti, l’immigrazione e l’intelligenza artificiale, nessuno si preoccupa dei poveri cristi che cercano di arrivare alla fine del mese.

Eppure colui che da tanti e stato definito “il Cardinale meno americano di tutti,” anche con una doppia cittadinanza, e una famiglia multi-razza, e’ comunque nato e cresciuto qui.  Dunque Papa Leone sa benissimo come parlare ai cattolici locali, il 20 per cento della popolazione certo, ma sempre di 60 milioni di persone stiamo parlando. Dopo il Brasile, il Messico e le Filippine, gli Stati Uniti sono la nazione piu’ cattolica del mondo (vengono anche prima dell’Italia) e piu’ che altro il 40 percento dei soldi della Chiesa (dato del NY Times di oggi) vengono da qui. Un paese dove (questo si sa anche senza bisogno del New York Times) i cattolici sono piu’ conservatori che altrove e che nelle frange piu’ estremiste hanno gia’ messo in dubbio l’ortodossia del nuovo papa.

Di fatto una serie di problemi, dalla stretta anti-immigrazione alle tariffe anti-commercio, da qui vengono, portate avanti anche da gente votata dai cattolici. Politiche su cui Leone XIV, quando non era ancora papa, si era gia’ espresso negativamente. Eppure adesso per tutti sara’ molto piu difficile ignorare o contraddire il proprio leader spirituale, specie se parla in inglese, e con l’accento di Chicago!

Dunque lo Spirito Santo non solo legge i giornali e guarda la televisione, ma vede anche le foto fatte con l’intelligenza artificiale – e con la stupidita’ umana – di chi si veste da papa e poi le mette sul sito della Casa Bianca. Spero che perdonera’ sia me che tutti quelli che hanno dubitato di Papa Leone per i primi dieci minuti. D’altronde l’avevamo fatto anche con Wojtyla: “Ki Kazz’ E’!” ci siamo chiesti nel ‘78. Poi ricordate che fine ha fatto il comunismo. 

         

 

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