“Fate quello che vi dice il cuore!” – L’Azione

Il giornalista Stefano Salimbeni, all’Istituto Vivarelli, racconta i suoi 30 anni di America.


Cari Concittadini,

E’ un po’ che, almeno da qui, non ci sentiamo. L’occasione per tornare da voi in questo formato a me caro (carta e computer che in questo maledetto mondo digitale ormai e’ come dire penna d’oca e calamaio) me l’ha fornita il professor Stefano Gatti, vecchia conoscenza fabrianese di gioventu’, che dal nulla mi propone un’intervista per il giornale “Il Cappuccino”, dell’ Istituto Agrario Vivarelli dove insegna. “Stiamo intervistando una serie di Fabrianesi illustri,” mi scrive e “nella collezione vorremmo anche te!”.

Cari concittadini, e’ inutile ricordarvi che con l’ego che mi ritrovo, per me e’ stato un invito a nozze, e che, complice la mia presenza in citta per le vacanze natalizie, ci ho messo un attimo a trasformare un’intervista fatta on line tramite una di queste chat maledette, in una conferenza in piena regola, con tutta – o quasi – la scuola presente, e addirittura filmata per intero.

E chi ha detto che e’ difficile attrarre l’attenzione dei ragazzi? Mi piacerebbe sapere dove lo ha letto: per quanto mi riguarda, per un’ora e mezza – ma che sarebbe potuta diventare anche tutto il pomeriggio, se non avesse suonato la famosa campanella – ho avuto praticamente l’attenzione totale di tutti – o quasi. Chiaro che se l’oratore e’ chiamato a parlare dell’argomento che conosce meglio (di se stesso) e che ama di piu’ (stessa cosa), di sicuro la cosa aiuta a mantenere alto il coinvolgimento di chi ascolta. E i quattro bambocci che disturbano (quelli comunque ci sono sempre) non solo si prendono i rimproveri di chi parla, ma anche quelli di chi vuole stare a sentire e non ci riesce.

Io, chiaramente, l’intervista non ve la voglio rovinare (non voglio fare lo “spoiler” come dicono quelli che fanno finta di parlare inglese) anche perche’ non solo potete leggerla quando uscira’ l’atricolo sul giornale della scuola, ma potete gia’ guardarla qui: https://www.youtube.com/watch?v=_OVh9WKvDts  come ha gia’ fatto molta gente.

Quello che invece vorrei fare, prima che mi scordi (ve l’assicuro alla mia eta’ succede piu’ spesso di quanto vorrei) e’ nominare personalmente i due ragazzi che mi hanno fatto compagnia durante questa piacevole esperienza: Margherita Paggi e Fabio Pittori rispettivamente la Caporedattrice e il Direttore de “Il Cappuccino” – simpatici, innanzi tutto, e, devo dire, molto preparati, con tutte le domande giuste sviluppate guardando, probabilmente fino alla noia, i miei tre siti ufficiali.

Solo una cosa vorrei che rimanesse, ed e’ per questo che la scrivo sul giornale, dove (checche’ ne dicano quelli che si sono inventati il cloud o l’intelligenza artificiale) rimarra’ per sempre. “Fate quello che vi dice il cuore, e non avrete mai pentimenti!” Io ho chiuso cosi la conferenza e vorrei che di questa frase i ragazzi facessero tesoro.

E non l’ho detta dopo averla letta sulla carta dei baci perugina, ma viene da almeno trent’anni di vita americana, dove sono venuto e dove ancora sto, a Boston per l’esattezza, anche adesso mentre scrivo, coi cumuli di neve piu’ alti di me e il termometro che da una settimana sembra rotto, visto che non va sopra lo zero nemmeno a sbatterlo per terra.

Ci sono venuto per correre dietro al sogno di diventare giornalista … e ci sono riuscito! Nonostante tutte le voci contro che ho avuto, specie all’inizio – e per questo voglio ringraziare sia mia madre Sisa e soprattutto mio padre, Ezio, scomparso esattamente tre anni fa, che mi hanno aiutato a silenziarle a dovere. 

Per ventitre’ anni sono stato un reporter e producer per Mamma RAI: per RAI ITALIA ho scovato italiani di cui eravamo fieri in tutti gli angoli d’America e li ho messi in onda, in tutto il mondo, per un totale di 1000 storie firmate da me. Sono anche stato un corrispondente di Famiglia Cristiana e, chiaramente di questo amato giornale locale (e’ tutto nei mei gia’ citati tre siti) vivendo la miglior vita possibile che potessi immaginare. Nel frattempo sono stato talmente attivo nella comunita’ Italiana di Boston, che le due cose insieme (il lavoro e le attivita’ a latere) mi hanno fatto diventare Cavaliere della Repubblica alla tenera eta’ di 52 anni (praticamente un record!).  

Poi, quattro anni fa la RAI, ha deciso che trasmettere il calcio costava troppo, e la meta’ dei nostri telespettatori internazionali (che se ne fregano della pallavolo) se ne sono andati: e io ho fatto la stessa fine. Poco male, mi sono reinventato come manager di ristoranti Italiani (mia madre tutta contenta … “finalmente fai dei soldi seri!” scherzava) … ma in realta’ c’era poco da ridere! Una vita senza giornalismo non vale la pena di essere vissuta. Dunque un anno fa esco dai ristoranti, mi metto a guidare Uber, e inauguro il mio podcast in cui spiego l’America a chi non la conosce davvero (con degli amici che mi stanno aiutando a farlo fruttare) https://www.youtube.com/@U.S.Monitor  Il Consolato italiano lo vede e gli piace a tal punto da chiedermi di essere il loro videografo ufficiale. Non sono tornato al giornalismo ma posso dire … poco ci manca!

Il tutto mantenendo sempre uno stretto rapporto con casa e con la mia amata citta’ (dopo tutto 157 attraversamenti di Oceano saranno serviti a qualcosa) dove addirittura mantengo a distanza la collaborazione con i Motozappa, la band piu longeva e piu’ produttiva della storia fabrianese (ebbene si, al Vivarelli si e parlato anche di questo!).

E sapete cosa, cari studenti, e cari concittadini: io non sono pentito di niente. Niente in assoluto! Meglio avere debiti che rimpianti. Certo meglio ancora sarebbe non aver nessuno dei due. Ma dovendo scegliere alla fine va bene cosi!  Grazie a Stefano Gatti, e alla scuola dove insegna, per avermelo ricordato.

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